Quando, come, cosa: Gesù chiama il suo gregge

23.06.2023

“Discorso enigmatico” – è anche una possibile traduzione dalla parola greca biblica “parabola”. È raro che questa parola sia adatta come nel passaggio in Giovanni 10, 1-30. Il buon pastore qui è a casa, e con lui, una moltitudine di parabole

 
/api/media/540861/process?crop=fixwidth&filetype=jpg&height=1500&token=ff8367b88576d51e366fb1f92965b6dc%3A1820727162%3A9916560&width=1500
 

C’è il buon pastore (Gesù) che entra per la porta nell’ovile (ancora Gesù) delle pecore. Ci sono i ladri e i briganti (i farisei), che entrano da un’altra parte, e i mercenari (anche i farisei), che abbandonano il gregge. Invece, il buon pastore dà la propria vita per il gregge, ma ci sono altre pecore di un altro ovile.

Da questa moltitudine scaturisce un filo conduttore, che si estende dai versetti 3 a 5, passando dal versetto 16, fino al versetto 27. Si tratta della voce del buon pastore: egli chiama le proprie pecore e le conduce fuori – per nome, perché le conosce. Cammina davanti a loro e lo seguono, perché conoscono la sua voce. Fuggono dagli stranieri, perché non conoscono la loro voce. Le pecore dell’altro ovile sentiranno anche la sua voce, e formeranno un gregge.

 

Al mattino, all’alloggio comune per la notte

Per capire bene questa metafora – un’altra parola per definire la parabola -, bisogna avere in mente il contesto dell’epoca: per ovile, non si parla qui di un edificio coperto, ma di un recinto circondato da un muro o da una recinzione, preferibilmente in un posto un po’ fuori dal villaggio.

È là che i pastori portavano il gregge la sera, di solito lasciati liberi, per andare a dormire. Uno di loro faceva la guardia tutta la notte all’ingresso del recinto. Al mattino, i pastori chiamavano le loro pecore fuori dal tumulto del gregge radunato. I nomi che usavano avevano solitamente, a che fare con le caratteristiche individuali degli animali, forse qualcosa come “bruna maculata”, “calzetta nera” o “orecchia piegata”.

 

La voce del buon pastore

La trasposizione è ovvia: Il buon pastore, è Gesù Cristo, e il suo gregge, sono i cristiani. Ma vale la pena approfondire, come lo ha fatto il sommoapostolo durante un servizio divino.

  • Quando chiama il buon pastore? Durante un Battesimo, un Santo Suggello e durante la Confermazione: “Vieni da me, ti voglio vicino a me”. Durante ogni servizio divino. “Tu, ascolta, vorrei dirti qualcosa”. E nella vita quotidiana, tramite la dolce voce dello Spirito Santo. “Senti, facciamo così.”
  • Come chiama le sue pecore Gesù? Con il loro nome – significa che conosce i suoi meglio di come si conoscono loro stessi. “So chi sei veramente e chi puoi diventare.” Egli accetta ogni persona, esattamente com’è, con tutti i suoi difetti. Si rivolge ad ognuno personalmente. “Senti, ho un messaggio particolare per te.”
  • Cosa dice Gesù quando chiama? Vieni – mettiti in movimento! “Cambia la tua prospettiva, cambia il tuo punto di vista, cambia te stesso.” Esci – dal recinto delle regole fisse. “C’è un solo comandamento: amare. Sei tu che decidi.” Esci – dalla massa. “Come mio discepolo, non puoi correre dietro la folla. A volte, devi dire: ‘Adesso non vi seguo!’”

 

Oggi più che mai, diversi pastori chiamano i loro greggi, più gridano forte, più il richiamo è insistente. E in questo frastuono, ci chiediamo: Come si può riconoscere la voce del buon pastore? Vi sono tre risposte. Con le sue parole: La voce parla soltanto della volontà del Padre. Con le sue opere: Le parole e i fatti sono in perfetta armonia. E con la sua natura: L’amore, l’amore sincero.

 

Fotografie: Baronb_AdobeStock
Autore: Andreas Rother
Data: 23.06.2023
Categorie: Glaube