Aiuta anche il mio amico!

28.03.2024

La preghiera funziona – i bambini come gli adulti lo sperimentano. Anche se a volte è l’altra persona che ha un problema in cui Dio può aiutare. Ecco un manuale d’uso, non soltanto rivolto ai bambini.

 
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Abbiamo imparato che possiamo chiedere tutto a Dio. E abbiamo anche imparato che non dobbiamo soltanto implorarlo per noi stessi, ma dobbiamo anche intercedere per gli altri in preghiera. Non si tratta di un esercizio obbligatorio compiuto per chiedere a Dio di dare la salute a tutti gli uomini in generale. Se, in preghiera, non chiediamo soltanto qualcosa per noi stessi, ma anche per gli altri, non significa che scarichiamo su Dio ogni responsabilità per i nostri contemporanei e che poi riprendiamo il nostro cammino. Al contrario: Colui che intercede in preghiera, vuole assumersi attivamente e consapevolmente la responsabilità di un altro essere umano e del mondo affidato agli uomini. Distoglie lo sguardo da sé stesso per voltarlo verso gli altri. Quando vediamo che qualcuno ha bisogno di qualcosa che non possiamo donargli personalmente, chiediamo aiuto a Dio. Allo stesso tempo, siamo chiamati a dare il meglio di noi stessi. Non stiamo a guardare sperando che Dio risolva tutto. Chiediamo a Dio di sostenerci per aiutare l’altra persona. Questa è, in pratica, l’intercessione sincera e l’amore per il prossimo. Ci sono persone che non possono o forse non possono più pregare, ad esempio perché non conoscono ancora Dio o perché sono state deluse da Dio e diventa loro quindi difficile pregare. Hanno particolarmente bisogno della nostra intercessione. È per queste persone che possiamo intercedere davanti a Dio in preghiera. Gesù stesso ce ne ha dato l’esempio invocando Dio in nostro favore. Anche i bambini possono imparare a difendere gli altri davanti a Dio.

 

Modelli di preghiera

I più piccoli percepiscono già come pregano gli adulti e li imitano. I bambini si ispirano fortemente ai loro rispettivi modelli e si sviluppano di conseguenza. Ecco perché, per loro, ciò che facciamo conta più di ciò che diciamo. È anche dal tempo che consacriamo alla nostra preghiera personale che il bambino riconosce la priorità che diamo alla preghiera. Se non si dedica abbastanza tempo alla preghiera, i bambini non scoprono tutto ciò che può contenere una preghiera. Possiamo rendere la preghiera più preziosa per i bambini soltanto dedicandole tempo sufficiente e organizzandola deliberatamente insieme. I bambini stessi devono potersi impegnare. Se non possono o non vogliono ancora pregare da soli, gli adulti possono prima discutere con i bambini le intenzioni personali che hanno e menzionarle nella preghiera comune.

 

Parlare della preghiera

Poiché i bambini in età primaria hanno una grande sete di sapere e mettono in discussione molte cose per stabilire legami, questo è il momento migliore per spiegare loro più precisamente la preghiera. Dando l’esempio della preghiera quotidiana e praticandola con i bambini, gli educatori possono sempre integrare ciò che significa pregare. Per questo basta una frase esplicativa prima della preghiera: “Ora preghiamo insieme, cioè parliamo a Dio e sappiamo che ci ascolta, anche se non possiamo vederlo.”

 

I bambini intercedono per gli altri

Nelle loro relazioni gli uni con gli altri, i bambini in età primaria sviluppano un senso di uguaglianza e di giustizia. In questa fase, sono particolarmente ricettivi alle conversazioni sul modo di rendere giustizia a tutti e sul fatto che la giustizia non significa che tutti gli individui siano trattati allo stesso modo. I bambini partono dal principio che Dio fa del suo meglio, anche se non lo capiamo. La questione del perché Dio non aiuta, quando potrebbe farlo, ritorna sempre più spesso nelle discussioni. Se un bambino chiede perché Dio non ha aiutato qualcun altro nonostante il bambino glielo avesse chiesto, è importante che i genitori rispondano onestamente e che ammettano anche la loro ignoranza.

I bambini iniziano adesso ad assumere le proprie responsabilità e a mettersi al posto degli altri. Si sforzano di essere accettati dai loro coetanei e coltivano amicizie profonde. Non si aspettano più che un amico gli corrisponda immediatamente qualcosa di buono per ciò che fanno per lui. La controprestazione può avvenire quando il bambino ha bisogno di aiuto. Ovviamente, le intercessioni dei bambini si riferiscono ai bisogni reali che scoprono nel loro ambiente.

Gli adulti dovrebbero riflettere sul modo in cui dicono le cose in preghiera e il modo in cui i bambini potrebbero capirlo. Quando un bambino ha l’opportunità di presentare le proprie preoccupazioni a Dio in preghiera, senza essere messo in mostra, gli adulti possono scoprire qual è la relazione del bambino con Dio in quel momento e qual è la sua consapevolezza della preghiera. Possono dunque intervenire per correggere se necessario, come lo fa la madre di Julian proponendo di pregare per il benessere di Linus.

 

Intercedere: 3 consigli

  • Preghiera sui giornali: I genitori possono leggere il giornale insieme ai loro figli e riflettere ad ogni pagina su chi intercedere (e farlo poi insieme): ad esempio, per i necrologi, chiedere consolazione per le persone in lutto, per le storie di calamità naturali, chiedere aiuto per i feriti e una casa per i senzatetto, per le notizie di politica, chiedere decisione sagge a coloro che sono al potere, per le storie di incidenti stradali, chiedere attenzione e concentrazione per tutti quelli che sono sulla strada, ecc.
  • I genitori possono anche guardare un album fotografico con i loro figli, scegliere dei parenti, degli amici, ecc. e discutere di ciò che desiderano chiedere in preghiera per loro.
  • Passeggiando in città, i bambini possono guardarsi intorno in modo molto mirato e riflettere per chi e per cosa si potrebbe pregare (che la vecchietta nella sua casetta non si senta sola, che il vicino brontolone trovi qualcosa che gli possa procurare gioia, che il bambino all’angolo della strada ritrovi la salute, ecc.).

A proposito dell’autrice: Maraike Finnern ha studiato per diventare insegnante nelle materie matematica, musica e religione. Lavora come insegnante in una scuola primaria ad Amburgo. Nell’area di attività dell’apostolo di distretto Krause, è responsabile specializzata dei bambini e dell’insegnamento.

 

Fotografie: Olia Danilevich_pexels
Autore: Maraike Finnern
Data: 28.03.2024
Categorie: Glaube