17.03.2021
Restare fermi, non riuscire ad avanzare …. Questo può succedere nella vita quotidiana. “Non ti preoccupare!”, dice il sommoapostolo Schneider spiegando come Dio ci aiuta quando ci succede di non poter andare avanti.
Dopo aver dato da mangiare ai cinquemila uomini, Gesù andò sulla montagna, la sera, per pregare; chiese ai discepoli di precederlo a Betsaida. Attraversarono il mare di Gennesaret con la loro barca. I versetti che il sommoapostolo Jean-Luc Schneider ha utilizzato come base per la predica domenica 24 gennaio 2021 a Zofingen (Svizzera) descrivono questa traversata: “Fattosi sera, la barca era in mezzo al mare ed egli era solo a terra. Vedendo i discepoli che si affannavano a remare perché il vento era loro contrario, verso la quarta vigilia della notte, andò incontro a loro camminando sul mare; e voleva oltrepassarli.” (Marco 6, 47-48)
Remare restando fermi …
Non c’era pericolo imminente di morte, come avevano sperimentato i discepoli in precedenza con l’imminente affondamento della barca e il calmarsi della tempesta, ha spiegato il sommoapostolo. Tuttavia, “i discepoli avevano remato per ore e non avanzavano, era già notte fonda. “ E soprattutto: “Gesù non era lì, era lontano sulla montagna.”
Gesù però li teneva d’occhio: “Ha visto l’angustia dei discepoli. Voleva incoraggiare i discepoli, essere vicino a loro”, ha proseguito il sommoapostolo Schneider. E questo desiderio di vicinanza gli rammentò momenti del passato (Esodo 33-34, I Re 19): “Mosè, ed Elia più tardi, erano completamente avviliti perché tutto andava di traverso. Dio voleva confortarli e rialzarli.” Per questo motivo, passò vicino a loro e disse sostanzialmente: “Non ti preoccupare. Io, Dio onnipotente, Dio misericordioso, sono qui, sono vicino a te.”
… ed arrivare alla meta
È anche in questo modo che si rivelò Gesù sul lago: “Non vi preoccupate, sono qui per voi.” – Poi salì sulla barca per rimanere vicino a loro. Il vento cessò e raggiunsero rapidamente la meta.”
Cosa c’entra questo con il presente? Il sommoapostolo Schneider lo ha spiegato: “Siamo stati tutti inviati da Gesù, abbiamo tutti ricevuto due missioni. La prima: Ci dobbiamo preparare al ritorno del Signore, dobbiamo creare la nostra beatitudine. La seconda missione: Dobbiamo servire il Signore nella sua Chiesa, dobbiamo proclamare la sua parola.” E ci riusciamo “a volte bene, a volte meno bene” a compiere queste missioni, ha fatto notare il sommoapostolo: “Il bene che vogliamo fare, non lo facciamo, e facciamo continuamente ciò che non desideriamo. Semplicemente non progrediamo nel nostro lavoro di preparazione.”
“È in questa situazione che arriva il messaggio consolatore”, spiega il sommoapostolo: “Il Signore lo sa. Non è seduto in alto a guardarci – no, condivide la nostra angoscia, ci vuole aiutare e consolare.”
Dio ci aiuta …
In che modo Dio aiuta i fedeli? In che modo l’essere umano può riconoscere la consolazione divina? Il sommoapostolo Schneider ha citato cinque esempi:
… e gli esseri umani non sempre lo riconoscono
Alcune situazioni rendono difficile la percezione della vicinanza di Dio, prosegue il sommoapostolo. Ci possono essere diverse ragioni:
Tuttavia, qualsiasi cosa succede, il sommoapostolo Schneider ci fa riflettere su un punto: “Gesù dice: ‘Non dimenticare: sono io che lo dico. Ho dato la mia vita per te. Abbi dunque fiducia in me! Non ti voglio punire, non ti voglio lasciar soffrire. Voglio solo salvarti. Se credi in me, potrò aiutarti, e ce la farai.’”
Fotografie: NAK Schweiz
Autore: Oliver Rütten
Data: 17.03.2021
Categorie:
Glaube