La profetessa che alza la voce

06.02.2024

È rumorosa, coraggiosa e gelosa. La profetessa è un personaggio importante nella storia della fuga dall’Egitto. E Dio la rimette al suo posto. Alla fine, però, la considera sua figlia.

 
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Rilassata, ballavo con le altre donne del mio popolo al suono del canto che Mosè aveva intonato per primo. Perché ho accettato questo ruolo importante di cantrice e danzatrice alla guida delle donne? Perché sono una profetessa.

Le profetesse

Ai miei tempi, anche le donne avevano spesso questo ruolo importante. Quando Dio sparge il suo Spirito, non fa differenze tra i generi. Le profetesse e i profeti sono molto più di predicatori del futuro. Dio o il suo Spirito fanno di noi dei portavoce. Siamo degli intermediari tra Dio e gli uomini. Annunciamo al popolo o a individui del popolo o a dirigenti ciò che Dio ha da dire loro in certe situazioni: A volte, si tratta di un avvertimento, a volte di una consolazione, a volte minacciamo un giudizio e a volte, prevediamo anche il futuro.

La Bibbia non racconta esattamente ciò che ho fatto da danzatrice. Ma i successivi interpreti della Bibbia considerano proprio questa danza che mostravo alle donne, dopo la fuga dall’Egitto, come una manifestazione estatica: lo spirito di Dio si impadronisce allora delle persone, che cadono in estasi. Era abbastanza normale per i profeti e le profetesse all’inizio della storia d’Israele.

 

Quando le donne salvano il salvatore

È una sorella di Mosè che salva la vita di chi diventerà la guida del popolo. Tradizionalmente, sono identificata a questa sorella maggiore di Mosè rimasta senza nome. Ho osservato mio fratello minore, di qualche mese, che galleggiava sul Nilo nella sua piccola cesta ed ero presente quando la figlia del Faraone lo fece uscire dall’acqua. Ho fatto poi venire mia madre affinché potesse crescere il proprio figlio durante i suoi primi anni, finché non avesse l’età per essere adottato dalla figlia del Faraone. Il futuro salvatore è salvo grazie al coraggio delle donne che lo circondano.

 

Lite tra fratelli e sorelle

Quando siamo fuggiti dall’Egitto sotto la guida di mio fratello, abbiamo sperimentato l’aiuto di Dio in un modo fantastico. Il mare si è spaccato davanti a noi mentre pensavamo che i nostri nemici ci avrebbero raggiunto e si è chiuso dopo averlo attraversato a piedi asciutti. Ho analizzato questa esperienza da un punto di vista teologico. Ci è apparso chiaramente che Dio mantiene la sua promessa e non si lascia distogliere né dai nemici né dalle mancanze del suo popolo.

Abbiamo in seguito dovuto camminare a lungo nel deserto. E Mosè decideva tutto! Non sareste stati anche voi gelosi e invidiosi di vostro fratello minore, che aveva un ruolo importante all’interno del popolo? Al posto mio, molti avrebbero sicuramente voluto essere qualcuno di grande e avrebbero voluto partecipare al potere. Il popolo si agitava e, in più, eravamo contro la donna non israelita di Mosè. Ho convinto Aaronne a unirsi a me per sfidare Mosè nella sua posizione. “Il Signore ha parlato soltanto per mezzo di Mosè?”, ho chiesto (Numeri 12, 2). “Non ha parlato anche per mezzo nostro?”

 

L’intervento di Dio

Dio è intervenuto immediatamente e ci ha chiamati, noi tre fratelli e sorella, nel tabernacolo. Ed è stato chiaro: “Il Signore disse: ‘Ascoltate ora le mie parole; se vi è tra di voi qualche profeta, io, il Signore, mi faccio conoscere a lui in visione, parlo con lui in sogno. Non così con il mio servo Mosè, che è fedele in tutta la mia casa. Con lui io parlo a tu per tu, con chiarezza, e non per via di enigmi; egli vede le sembianze del Signore.’” (Numeri 12, 6-8).

Era stato detto chiaramente e avevamo capito il messaggio: Mosè era più importante di noi. Nonostante ciò, le parole di Dio erano più simili a quelle di un padre che educa il figlio, ed erano intrise d’amore. Dopotutto, ci aveva apprezzati e ci aveva parlato prima di punirmi con la lebbra. Dio è così buono. Ho accettato la mia punizione, ma i miei fratelli sono intervenuti in mio favore affinché sia guarita al più presto. Sono anche stata allontanata per sette giorni, ma gli Israeliti hanno aspettato fino a che sia stata nuovamente accettata. Ho imparato la lezione. Non ho più contestato l’autorità di mio fratello.

Mi chiamo Miriam. Sono profetessa. Il mio nome diventerà ancora più importante, nella sua forma latina, Maria.

 

Fotografie: Mikhail Nilov
Autore: Katrin Löwen
Data: 06.02.2024
Categorie: Glaube