Come parola di base, l'aiutante del sommoapostolo utilizza una parola tratta dagli Atti degli Apostoli, capitolo 4, versetto 33: «E con grande potenza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù, e grande grazia era sopra tutti loro».
L'aiutante del sommoapostolo Helge Mutschler esprime innanzitutto la sua gioia di poter celebrare oggi il suo primo servizio divino in Svizzera nel nuovo incarico e nella nuova responsabilità. Ringrazia tutta la comunità per la presenza. Con l’essere qui si esprimono la fede in Gesù Cristo e la fiducia in Dio. Restiamo uniti e lottiamo per Gesù Cristo.
L’aiutante del sommoapostolo prosegue: molti pensano, anche se non sempre lo dicono apertamente, «Dio è morto». Gli argomenti sono i bambini che soffrono la fame, la guerra, le gravi malattie. Altri non dubitano dell’esistenza di Dio, ma credono che sia impotente o indifferente di fronte alla sofferenza umana.
Cosa provarono i discepoli di Gesù, gli apostoli di Gesù, la sera di Pasqua? Cosa accadde allora ai discepoli di Gesù? Sedevano dietro porte chiuse, spaventati, senza speranza: Gesù era morto, la questione sembrava chiusa. E poi, nel giro di pochi giorni e settimane, avvenne una straordinaria trasformazione. Cosa accadde? Gli apostoli scelsero Mattia come loro dodicesimo apostolo, affinché, insieme agli altri, fosse testimone della risurrezione del Signore Gesù Cristo. Pietro si alzò pubblicamente e pronunciò un potente sermone pentecostale e guarì il mendicante zoppo. Con una potenza straordinaria, in greco antico, questo significa "mega" e "dynamis", testimoniarono la risurrezione di Gesù. Cosa accadde poi? Cosa innescò la trasformazione? Non fu la tomba vuota. Fu l'incontro personale con il Gesù Cristo vivente, con amore, vicinanza, fiducia e comunione. Quando si presentò in mezzo a loro e disse "Shalom", quando chiese a Pietro per tre volte: "Mi ami?", è lì che venne creata la “mega-dinamite” che spinse gli apostoli in tutto il mondo.
E come viviamo io e te con Gesù Cristo? Con una persona morta, si va al cimitero, si depongono fiori e si condividono vecchi ricordi. Con una persona viva, la si chiama, la si incontra, le si apre il cuore e si condividono gioie e dolori. L'invito è: credi semplicemente che Egli vive! Fai questo passo di fiducia, ed Egli ti incontrerà: nella preghiera, nell'adorazione, nella comunione. Ti parlerà al cuore: "Ti amo. Ti perdono. Sono con te".
Chi incontra Gesù Cristo come essere vivente, non ha più bisogno di appelli morali. Da questo incontro nascono la forza e il desiderio di servire gli altri, di perdonare, di dare speranza, proprio perché si è amati a propria volta. E con la certezza della sua risurrezione, si porta anche la speranza: Egli ritornerà, il dolore e la morte passeranno.
Il coro canta l'inno "Il piccolo granello di senape della speranza" in preparazione al servire dell'apostolo Matthias Pfützner
L'apostolo: "Che cosa è successo?" Questa domanda ci invita a fermarci e a chiederci quando è successo qualcosa l'ultima volta e se è possibile che accada di nuovo oggi. Matthias significa "dono di Dio". Essere apostolici significa essere un dono di Dio per questo mondo. Ogni fratello, ogni sorella è chiamata a essere testimone della risurrezione di Gesù, perché c'è molto da raccontare!
La speranza non è semplicemente ottimismo, ma nasce da un incontro personale con Dio, da un minuscolo granello di senape che può diventare una mega-dinamite. Giovanni scrisse alla fine del suo Vangelo: "Molte altre cose ha fatto Gesù" , il mondo non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere. Tutti noi abbiamo qualcosa da raccontare: "Ho visto il Signore, l'ho incontrato". Da questo minuscolo granello di senape della speranza dentro di voi cresce una mega-dinamite che travolge il mondo.
La via per l'apostolo di distretto Thomas Deubel è preparata dell'orchestra con il brano "In Christ Alone"
L'apostolo di distretto rammenta che qualcuno gli aveva già parlato in sacrestia, dicendo: "Ho acceso un fiammifero e si è sprigionata una fiamma". La fede nella risurrezione di Gesù Cristo ha acceso questa fiamma e ha generato un entusiasmo travolgente, un incendio inarrestabile.
Questa fede si compone di tre elementi:
- Potenza "Cristo vive, e noi possiamo sperimentare questo Cristo, questo Cristo vivente, oggi stesso".
- Grazia Una fede che cresce permette alle cose materiali di passare in secondo piano.
- Testimonianza "Gesù Cristo vive" è evidente nella vita di tutti i giorni: nelle nostre interazioni con il prossimo, nell'amore e nella nostra condotta, all'interno della comunità e ben oltre.
Anche nei momenti difficili, questa fede porta con sé una speranza viva: "Egli è con me, non mi lascia solo, non mi dimentica, non può dimenticarmi perché non può fare a meno di amarmi".
Dopo la celebrazione della Santa Cena per la comunità, il coro intona l'inno "Signore, davanti al Trono della Grazia" come preparazione per la dispensazione della Santa Cena alle anime dell'aldilà, l'atto solenne si conclude con il brano per violino e clarinetto "Ti amerei di più".
Il coro conclude il servizio divino di festa con il nostro aiutante del sommopostolo, con l'inno "Lodiamo il tuo nome".