Omiletica 11: Portare la predica all'esterno, nel mondo

Cosa portano a casa i fedeli dopo un servizio divino? La predica è già dimenticata quando si chiude la porta della chiesa? O la predica aveva un messaggio chiaro?

 
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Ogni predica è come un viaggio attraverso il quale un ministro porta l’assemblea: con un inizio, un cammino e una destinazione. Una predica mirata evidenzia il messaggio e ha l’effetto di poter portare via qualcosa. Gli ascoltatori portano via nella loro vita quotidiana ciò che hanno sentito.

 

Fissarsi un obiettivo chiaro per la predica

Prima di sviluppare i punti chiave della predica, è opportuno fissare un obiettivo chiaro. Cosa deve raggiungere la predica quando la si riassume e quando termina all’altare? Cosa possiamo portare a casa e mettere in pratica di ciò che abbiamo sentito? Questo è l’obiettivo ed è il confronto tra il messaggio focale, il testo biblico e i bisogni della comunità. Inoltre, la natura dell’obiettivo della predica dipende dalla natura del messaggio stesso ed è influenzato da fattori esaminati in seguito. Il o la ministro/a deve decidere su quali aspetti vuole concentrarsi e come vuole trasmetterli.

 

Riunire, attrezzare, inviare

Possiamo classificare le prediche in tre generi di base: riunire l’assemblea, attrezzare l’assemblea e inviare l’assemblea.

Innanzitutto, la comunità deve essere riunita. Si tratta di avvicinare le persone a Cristo e di condurle verso la fede nel Vangelo. È importante famigliarizzarle con la missione dell’apostolato. Il Vangelo, cioè la buona novella, l’insegnamento e la missione della Chiesa devono essere annunciati a tutti.

Secondariamente, la comunità deve essere munita di conoscenze e competenze. Ciò implica la proclamazione di conoscenze a proposito del Vangelo e della dottrina della Chiesa, così anche un orientamento verso l’azione affinché i credenti possano mettere in pratica ciò che hanno sentito nella loro situazione attuale. Queste prediche invitano a prendere una decisione, a cambiare la propria disposizione e il proprio comportamento. Ma le prediche hanno anche la missione di guarire e di portare conforto e speranza.

In terzo luogo, la Chiesa deve essere inviata nel mondo, deve testimoniare il Vangelo e la missione della Chiesa che, a sua volta, contribuisce a riunire la comunità. Si tratta anche di aiutare le persone bisognose.

Dobbiamo riflettere sull’impatto della predica. Deve riunire? Deve attrezzare la comunità? O deve inviare?

 

Il ruolo del predicatore

Da servi della parola, i ministri sono una fonte di benedizione.

  • Sono una fonte di autorità: un officiante del servizio divino, che è al servizio della comunità e che è stato inviato dall’apostolato per predicare.
  • Sono una fonte di conoscenze: annunciano il Vangelo, la dottrina della Chiesa e trasmettono competenze per mettere in pratica ciò che si è ascoltato.
  • Sono una fonte di guarigione: annunciano l’amore di Dio, il perdono, la speranza e la riconciliazione.
  • I ministri aiutano a dare il senso.

Bisogna anche tenere conto del messaggio della predica e dei bisogni di ogni comunità. E bisogna chiedersi: cosa devono sapere o capire i fratelli e le sorelle dopo la predica? Cosa devono sentire, credere, decidere e infine fare?

Queste considerazioni influenzano:

  • La consapevolezza dell’identità: Chi sono?
  • L’importanza: Sono importante?
  • La meta della vita: Perché sono qui?
  • La capacità di agire: Posso ispirare qualcosa?

Da ministro, conoscere le situazioni e i contesti all’interno di una comunità e tenere conto delle indicazioni citate prima, aiuta a formulare l’obiettivo e il “valore di ciò che si può portare via” della predica.

 

Dall’ascolto attivo all’attuazione attiva

Una volta stabilito l’obiettivo della predica, è opportuno integrarlo nel riassunto. I fratelli e le sorelle devono capire chiaramente che è stata raggiunta la fine della predica, ma anche che hanno una missione o una chiara responsabilità quando lasciano la chiesa. È l’unica cosa concreta, cosiddetto take-away, che portano a casa della predica. È il valore di ciò che si può portare via della predica ed è il punto dove l’universo d’importanza del Vangelo si collega con l’universo d’importanza dei fratelli e sorelle e inizia a trasformarli.

Questo obiettivo non è rigido o immutevole. Mentre ci si immerge nel messaggio e che si sviluppa la parte principale della predica, vivendo momenti di scoperta personale, l’obiettivo della predica può essere modificato in ogni momento, di conseguenza. È importante che il messaggio centrale sia trasmesso in modo adeguato al contesto e che offra ai fratelli e sorelle una direzione d’azione per approfondire e mettere in pratica a casa ciò che hanno sentito.

Una predica non deve essere un evento occasionale che si perde tra le mura della chiesa. I fratelli e sorelle devono portare via il messaggio, integrarlo e sperimentare un cambiamento personale. Diventano allora loro stessi una predica vivente per altrui, mettendo in pratica ciò per cui sono stati chiamati: essere figli di Dio.

 

Fotografie: Pixabay_Summa_Park
Autore: Dr. Markus Cromhout
Data: 15.01.2026
Categorie: Fede