Omiletica 10: Comprendere il testo biblico

L’articolo dei Pensieri Guida è stato letto dall’officiante, che ha riflettuto sul messaggio e al modo in cui si può applicare alla comunità. Ora è il momento di guardare il testo biblico.

 
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Il Catechismo dice questo: “La Bibbia è il fondamento della dottrina della Chiesa Neo-Apostolica. Per conseguenza, l’annuncio della parola nei servizi divini si basa sulla Sacra Scrittura che costituisce il punto di partenza e il fondamento della predicazione (CCNA 1.2.5)

 

Lettura responsabile

Una predica si ispira a un testo biblico. È uno dei compiti più importanti di un predicatore è comprendere il senso del testo biblico e conoscerne il contesto. Per riuscirvi, è importante avere qualche conoscenza di base. Perché è importante? A volte, interpretiamo il testo dandogli significati inesistenti o lo interpretiamo semplicemente in modo sbagliato.

Per molti cristiani, la Bibbia è fonte di conforto e ispirazione. Ma è anche un libro misterioso nel quale molte cose sono fino ad oggi ancora totalmente sconosciute o incomprese. È giusto che i cristiani (soprattutto i ministri) leggano la Bibbia, ma ancora meglio che lo facciamo in modo competente e responsabile.

La lettura della Bibbia può forse essere paragonata a un viaggio in un paese straniero. Alcune cose potrebbero essere familiari, ma troviamo anche usanze, lingue e valori stranieri. Tra noi e il testo biblico, non ci sono soltanto secoli e lingue straniere, ma spesso anche visioni del mondo molto diverse. Dobbiamo innanzitutto tenere conto e comprendere “l’alterità” del testo biblico e delle persone di quell’epoca, prima di poter applicare questo principio al nostro tempo.

 

L’esegesi non l’eisegesi

L’esegesi ha per obiettivo quello di comprendere il senso originario, il contesto storico e l’intenzione dell’autore. La parola esegesi proviene da una parola greca che può essere intesa come una “spiegazione” o un’”interpretazione”. Il senso originario di un testo deve quindi essere “interpretato”. Si evita così di “introdurre” la propria interpretazione in un testo (eisegesi).

Come possiamo effettuare allora un’esegesi fondamentale? Farci qualche domanda potrebbe aiutarci:

  • Qual è il contesto letterario del testo biblico? Cosa ci insegna questo passaggio sul significato?
  • Dove inizia e finisce questa sezione di senso più ampio (chiamata anche pericope)? Qual è la struttura letteraria? Ci sono parole chiave nel testo? Come si integra questo passaggio nel libro biblico nel suo insieme?
  • Di che tipo di letteratura (genere) si tratta? Quali sono le indicazioni sull’interpretazione di questo genere?
  • Il testo cita o allude ad altri testi biblici?
  • Come tenta il testo di influenzare il suo pubblico originario e quali strategie utilizza per provocare un cambiamento di pensiero o di comportamento?

E quelli che si interessano ad un approccio più scientifico e storico delle Sacre Scritture possono chiedersi:

  • In che contesto storico rientrano il testo e l’insieme del libro? Chi l’ha redatto: quando, dove e a che scopo?
  • Qual era la visione del mondo dei primi lettori? Quali erano i valori culturali, le loro usanze tradizionali e le loro convinzioni?
  • Ci sono scoperte archeologiche che possono aiutarci a comprendere questo passaggio?
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Gesù Cristo è il centro della Scrittura

Inoltre, le seguenti considerazioni sono ancora più importanti per la predica. Il catechismo dice questo: “Gesù Cristo è il centro della Scrittura.” (CCNA 1.2.5.2). Ai suoi discepoli, Gesù diceva già: “’Queste sono le cose che io vi dicevo quando ero ancora con voi: che si dovevano compiere tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, nei profeti, nei Salmi.’ Allora aprì loro la mente per capire le Scritture.” (Luca 24, 44-45).

Questo, certo, vale per il Nuovo Testamento, ma è anche un principio importante per il nostro approccio dell’Antico Testamento. Un approccio cristocentrico afferma che lo scopo ultimo, l’obiettivo e il significato finale di tutto l’Antico Testamento si trovano nella persona e nell’opera di Gesù Cristo. Ciò significa anche che tutto ciò che è scritto nell’Antico Testamento non è rilevante per la fede cristiana.

Dobbiamo essere consapevoli del fatto che gli autori del Nuovo Testamento hanno citato e interpretato l’Antico Testamento in una maniera che va al di là dell’intenzione iniziale dell’autore veterotestamentario. Infatti, l’autore non ha mai avuto l’intento di scrivere di Cristo. È il caso, ad esempio, nel Salmo 22, nel quale il salmista scrive della propria sofferenza e del suo tormento, ma è nella crocifissione di Cristo che il Salmo trova il suo compimento più profondo e più definitivo. I teologi chiamano questo modo di leggere il testo sensus plenior (“il senso profondo”), che si riferisce a un senso più profondo voluto da Dio ma non necessariamente dall’autore umano e che appare chiaramente soltanto alla luce dell’ulteriore rivelazione (cioè Gesù Cristo, il Nuovo Testamento e, come possiamo aggiungere, il potere dell’apostolato di interpretare le Scritture).

 

Integrazione del testo biblico nella predica

Se conosciamo e comprendiamo il contesto di un testo biblico, questo può arricchire considerevolmente una predica. E quando lo spieghiamo alla comunità, questo aiuta i fratelli e sorelle a comprendere meglio la Bibbia. Le spiegazioni storiche devono tuttavia essere brevi, perché la predica deve concentrarsi sul messaggio.

Infine, non dimentichiamo che il testo biblico è spesso letto soltanto una volta all’inizio del servizio divino, ma che, in seguito, viene rapidamente dimenticato e non viene riletto. Tuttavia, il testo biblico è la base della nostra predica e dovrebbe essere ripreso più volte nel corso di essa.

 

Fotografie: Pexels
Autore: Dr. Markus Cromhout
Data: 11.12.2025
Categorie: Fede