Riflettori su 7 2024

25.03.2024

Già quando era un giovane sacerdote, l’apostolo di distretto Mark Woll (Canada) ha esperimentato l’impatto della preghiera sulla fede. Un figlio di Dio può condividere tutto ciò che prova con Dio. Questo rafforza la vita di fede.

 
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“E, perché siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del Figlio suo nei nostri cuori, che grida: ‘Abbà, Padre’.” (Galati 4, 6).

Dio sa ciò di cui abbiamo bisogno (Matteo 6, 8). Siccome lo sa, potremmo chiederci: “Perché dunque dobbiamo pregare?” L’epistola ai Galati ci fornisce la risposta: Visto che siamo figli di Dio, invocarlo, per noi, è una necessità assoluta. È una reazione naturale, perché siamo nati da Dio. in quale situazione chiamiamo Dio, anzi gridiamo a lui? Quando la tristezza o la felicità sono molto intense e non troviamo le parole per esprimere i nostri sentimenti. Esprimiamo così tutti i nostri sentimenti nei confronti di nostro Padre celeste. Nulla è troppo grande o troppo piccolo per essere presentato a Dio. Anche da Figlio dell’uomo, Gesù mantenne il suo legame con il Padre e lo pregò e lo chiamò con fervore.

Un altro aspetto importante della preghiera è che è decisiva per il sostegno della nostra fede. Il Catechismo dice questo: “Una fede senza preghiera non è una fede viva.” (D.R. 716) inoltre, senza la fede, è impossibile piacere a Dio, com’è scritto in Ebrei 11, 6. La preghiera quindi protegge la nostra fede, che è essenziale per la nostra salvezza. In altre parole, le nostre preghiere agiscono in vista della nostra salvezza: “La preghiera funziona!”

40 anni fa, da giovane sacerdote, feci un’esperienza a proposito. Una famiglia era appena immigrata in Canada e partecipava ai servizi divini. Parlava a malapena l’inglese. Gottfried Schwarzer, che era il mio apostolo all’epoca, parlava la lingua madre di questa famiglia, ecco perché mi accompagnò per la visita pastorale. Poco tempo dopo, la famiglia fu suggellata. Un anno dopo, l’apostolo mi accompagnò nuovamente per la visita pastorale. Alla fine della visita, mi confidò che la famiglia non pregava. Gli chiesi come lo sapeva, visto che non glielo aveva chiesto. La sua risposta fu: “Perché la piccola fede iniziale non è cresciuta. E senza la preghiera, non è possibile conservare la fede.” Poco tempo dopo, la famiglia smise di partecipare ai servizi divini. Si rallegravano sempre quando li visitavo ed erano sempre gentili, ma non venivano più ai servizi divini.

Ecco perché chiamiamo la preghiera, in modo figurato, il “respiro dell’anima”. È sia un desiderio che una necessità per la fede. Essa preserva la fede, come il respiro ci mantiene in vita. Paolo suggerisce in I Tessalonicesi 5, 17 di non cessare mai di pregare – saggio consiglio. Ciò non significa che dobbiamo pregare ogni istante fanaticamente, ma piuttosto intrattenere un legame spirituale permanente e costante con nostro Padre celeste, Abbà.

 

Fotografie: Foto NAK
Autore: Mark Woll
Data: 25.03.2024
Categorie: Glaube