Perché Dio non mi aiuta? Si è scordato di me? Dio risponde a queste domande: “Tu sei mio!” - E come può essere? La risposta a questa domanda è data in un servizio divino celebrato dal sommoapostolo.
“Quando si guarda la situazione dei nostri fratelli e sorelle nel mondo, ci si rende conto dell’ampiezza delle sofferenze. A volte si pensa: Sì, Dio mio, perché non fai niente per questa situazione?” È con questi pensieri che il sommoapostolo ha iniziato la predica il 14 agosto 2022 a Dornhan (Germania meridionale). “E poi prendiamo la Bibbia e vediamo che tali situazioni ci sono sempre state.”
“Per quanto possa essere grande la sofferenza, chi aiuta è sempre più grande della sofferenza”, ha detto il sommoapostolo Jean-Luc Schneider. “È esattamente il messaggio che il profeta ha dato al popolo in esilio”, ha aggiunto riferendosi alla parola biblica: “Ma ora così parla il Signore, il tuo Creatore, o Giacobbe, colui che ti ha formato, o Israele: ‘Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome; tu sei mio!’ (Isaia 43,1).
“Tu sei mio” – sempre
Un tempo come oggi, lo Spirito Santo mostra ai credenti tutto ciò che Dio ha fatto per il suo popolo, ha spiegato il sommoapostolo:
E, per il futuro, Dio dice: “Tu sei mio!” E questo significa: “Poco importa ciò che fai. Sei mio figlio e ti amo. – Tu sei mio e mi prenderò cura di te. Abbi fiducia in me. Non ti abbandonerò. Rimango con te!”
Rimanere “Giacobbe” e “Israele”
“L’unica cosa che dobbiamo fare è: Rimanere ‘Giacobbe’ e ‘Israele’”, ha spiegato il sommoapostolo.
Giacobbe aveva ricevuto una promessa: Diventare il padre di un gran popolo. ”Per un certo periodo, le cose sembravano molto differenti, ma veramente molto differenti. Giacobbe ha creduto alla promessa fino alla fine.”. – “Dio ci ha promesso. ‘Avrai la vita eterna. Mio Figlio tornerà e ti guiderà fino a me.’ A volte, la situazione cambia. Ma vi ci atteniamo. Dio l’ha promesso. Lo porterà a compimento. Vogliamo rimanere Giacobbe. Crediamo nella promessa.”
Giacobbe ricevette il nome di “Israele” perché lottò con Dio: “Non ti lascerò andare prima che tu mi abbia benedetto!” (Genesi 32, 26). “Si è letteralmente guadagnato la benedizione di Dio. Rimaniamo anche Israele. La benedizione di Dio è la cosa più importante per noi. La benedizione di Dio non significa avere molti euro sul proprio conto in banca, una bella piscina e un’automobile nuova di zecca. La benedizione significa: Dio ti dà la forza di rimanere fedele, fino alla fine. Dio ti dà la forza di adempiere la sua volontà. Dio ti dà la forza di seguirlo fino alla fine.”
“Siete i miei testimoni”
Dio si rivolge ad ognuno in particolare: “Tu sei mio!” Ma parla anche a tutto il suo popolo, come lo faceva un tempo. “Tu sei il mio popolo! Quindi non ti preoccupare!”
“Certo, ci preoccupiamo per la Chiesa, per l’Opera di redenzione”, ha ammesso il sommoapostolo. “Vediamo anche alcuni risvolti che non sempre ci piacciono molto.” Però, “È sempre stato così. E Dio si è sempre preso cura del suo popolo, nell’Antico Testamento, nel Nuovo Testamento. – Dio ha portato avanti il suo piano.”
“Qualsiasi sia la situazione nella quale ci troviamo, qualsiasi sia la situazione della Chiesa nel mondo, nella nostra comunità” – il richiamo di Dio è sempre valido: “Tu sei il mio popolo, ricordati di questo. Ti ho creato, ti ho plasmato, ti ho riscattato. Ti chiamo oggi, qui ed ora: Tu sarai il mio testimone. È con il tuo comportamento, con la tua natura, con le tue reazioni che bisogna riconoscere: Dio è qui! Dio lavora con te, tramite te e per te. Siete i miei testimoni.”
Fotografie: Johannes Unger
Autore: Andreas Rother
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Glaube